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Il testo dell'intervento dello studente Valerio Massimo Antonelli (3B) in piazza Trento e Trieste il giorno della Liberazione [...]

28/04/2022

Buongiorno a tutti. Ci tengo a precisare che sto per proporvi una riflessione personale, sebbene in effetti io stia parlando come studente di un liceo e, idealmente, a nome di tutte le scuole della provincia. Innanzitutto, mi sono chiesto su cosa basare il mio intervento: se sul 25 aprile, e fare quindi come per il 2 giugno, o il 17 marzo, o il 4 novembre; o sulla liberazione, e quindi sulla libertà. Perdonatemi ma ho scelto la seconda. Perciò permettetemi un discorso più ampio.
Oggi si parla appunto di libertà. Ecco, sono convinto che la libertà non la si riceva, ma la si conquisti. Se questo concetto è attuale sempre, in questo periodo è attualissimo. Il popolo ucraino sta facendo esattamente come fecero i martiri e gli eroi del Risorgimento e della Resistenza, i quali hanno in comune una cosa: una coscienza. La coscienza di essere uomini liberi, fino alla fine.
Infatti la libertà, sono convinto anche di questo, nasce dalle singole coscienze degli individui. Non viene dall’alto, ma dal basso. Come sta avvenendo oggi, torno a ripeterlo, mentre in Ucraina vediamo gente che il giorno prima faceva l’ingegnere imbracciare un fucile, per il difendere il proprio paese.
Oggi più che mai, è evidente anche un’altra cosa: dove sta il mondo libero, e dove sta il dispotismo. Quando l’Italia nel 1949 scelse la Nato, scelse il mondo delle libertà, individuali e collettive, dove c’è perfino la libertà di sbagliare, ma solo in esso la libertà – avrebbe detto qualche filosofo - di essere artefice del proprio destino.
Sembra retorica, lo so, specie quando il tuo interlocutore usa i bombardamenti a tappeto, ma la libertà non è la debolezza delle nazioni, è la loro forza. Ci tengo a citare Giuseppe Mazzini, pensatore che mi sta molto a cuore e dovrebbe stare a cuore anche all’Italia, di cui ricorrono i 150 anni dalla morte, il quale scrisse 100 anni prima di quel 25 aprile 1945 una frase bellissima: “La patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo”.
Ecco, è tutto qui. Le nazioni si basano proprio sulla libertà e sulla liberazione. Non ci può essere un paese libero senza uomini liberi; non ci possono essere uomini liberi che non hanno un paese libero. La libertà nasce dalla coscienza dell’uomo prima, del cittadino poi: questa è la più grande lezione da dare ai tiranni, i quali non hanno né età né colore.
Per tutte queste ragioni, voglio pensare che oggi non si festeggi l’Italia liberata, ma l’Italia libera, quell’Italia in cui i propri diritti di uomo libero si sono guadagnati coi propri doveri di uomo libero.

Valerio Massimo Antonelli - classe 3B











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